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ADESSO FARE…(POLITICA)

marzo 4, 2013

elezioni_2013-586x383Finalmente è lunedì, anzi è… due lunedì dopo…Ma l’isteria sembra appena all’inizio.
Trovo davvero singolare che ci si sia scaldati tanto sul meno importante di tutti gli atti politici che gli umani possono compiere (o no) per tentare di cambiare il mondo: votare. Con tutto il rispetto per chi è arrivato fino a sacrificare la propria vita per conquistarci il diritto, resta il fatto che è sempre meno importante chi vince le elezioni e lo è sempre di più poter ricattare milioni di persone appropriandosi e manipolando le risorse economiche globali. Una pratica appannaggio di chi possiede sufficienti strumenti finanziari che è sempre più possibile sottrarre alla disponibilità e all’indirizzo pubblico e collettivo senza nessun bisogno di essere eletti in un qualunque parlamento. (Anche se la “salita in campo” del senatore a vita e per oltre un anno primoministro “tecnico” Mariomonti autorizzerebbe a pensarla in modo opposto: ma forse ha solo segnalato che chiunque – anche il più algido esponente dei poteri forti – può restare vittima della propria vanità…). Ma, tornando al dopo-voto, trovo ancor più singolare che ci si continui a scaldare come se ancora non fossimo di fronte al responso delle urne… Certo che – con questi risultati – non è facile formare un governo: non è servito a nulla che per anni tutti coloro che di politica capiscono qualcosa più della media abbiano ammonito che tanto ci si andava col porcellum al lardo che ci avremmo potuto rimettere la bussola…Ora che il grasso è finito e l’orientamento sembra averlo perso persino una istituzione eterna per definizione, come la chiesacattolica, si sta diffondendo il panico senza che nessuno dei fondamentali che dovrebbero indicare la salute o la malattia del paese sia sostanzialmente mutato negli ultimi quindici giorni: se eravamo del culo prima non lo siamo di meno,  ma neanche di  più adesso. E se avevamo qualche chance di cavarcela due settimane fa non è detto che debba essere stata per forza travolta dallo tsunami che è risalito dalle coste orientali della Sicilia sino a Piazza San Giovanni di Roma passando per le valli dell’estremo occidente della penisola…Anzi: se – ritirandosi l’onda – dovessimo scoprire che tra le tante macerie è stata trascinata via la convinzione che disonestà paghi, l’atteggiamento arrogante e spavaldo che è sembrato il pre-requisito per poter essere scelti dalle segreterie di partito per l’ambito mestiere del politico nell’era precedente, forse possiamo coltivare una ragionevole speranza che la base su cui ricostruire la baracca possa essere più solida, meno paludosa, di quella su cui avremmo dovuto provarci prima del 25 febbraio. E allora coraggio; la campagna elettorale è finita. E’ adesso il tempo della politica.

Borgone Susa, 4 marzo 2013 – Claudio Giorno

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