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MATTIE

febbraio 16, 2013

Ieri ho letto su Facebook la “confessione” di Cristian Rivetti. Cristian – (è stato scritto nei giornali nei giorni scorsi) – si sarebbe riconosciuto in una foto scattata dalla Digos il 27 giugno 2011 nell’atto di lanciare un sasso mentre era in corso lo sgombero dell’area della Maddalena di Chiomonte… Queste le sue parole che qualcuno ha postato sul socialnetwork: “io ho 33 anni, non ho mai avuto nessuna denuncia, non ho mai fatto a botte con nessuno, non ho mai causato nessuna rissa, insomma, non ho mai rotto il cazzo a nessuno, ma quel giorno ho tirato una pietra. … L’ho tirata contro la ruspa che ha abbattuto la barricata Stalingrado, l’ho tirata perché quell’abbattimento è stato un tentato omicidio alle persone che c’erano sopra e la difendevano, l’ho tirata perché quel giorno ho visto i miei genitori, presenti anche loro, piegati in due dai lacrimogeni tossici al CS, l’ho tirata perché ho visto sempre i miei genitori e i miei amici scappare con la polizia dietro a manganelli spiegati e non so cosa avrei fatto se li avessero presi e pestati e l’ho tirata perché abbiamo subito un attacco militare terribile e ingiustificato… ma l’ho tirata alla ruspa, e chi mi conosce sa che non ho mai fatto male a nessuno e non ho mai avuto intenzione di fare male, persino ai poliziotti. Non ho scritto per giustificarmi, ho scritto per spiegare il perché l’ho fatto.…Io non sono un violento! Cristian Rivetti – No Tav”. L’ho incontrato nell’atrio dell’Ospedale di Susa (assieme a Emanuele Davi – suo compagno di disavventura) – mentre – appena scarcerati per non aver commesso il fatto di cui erano stati accusati – tornavano dalla visita a un amico comune che la sera della fiaccolata di Mattie si era fratturato la tibia scivolando malamente in una scarpata. La sera di Mattie….

P1070411rszMattie è un paese un po’ speciale: se ne sta nascosto (protetto) dietro un grande costone morenico. Per arrivarci pare quasi di dover uscire dalla Val di Susa: così vicino ma così lontano. Divenne un luogo famoso suo malgrado, tanti Sanremo fa: per la villetta acquistata da tale Rita Pavone (chi era costei?), coi guadagni dei primi 45giri (che cos’erano?). Ma sono naturalmente altri i motivi per cui vale la pena salirci: il suo microclima che consentì che vi dimorasse fino a pochi anni fa il basilisco. Il suo essere un po’ appartato ha conservato meglio che altrove l’integrità del territorio e – conseguentemente – del paesaggio. E che fosse un luogo “protetto” lo si può capire da un fatto sicuramente ancor meno noto ma piuttosto importante: per anni vi soggiorno’ (per proteggersi da giornalisti già allora molto curiosi) Rita Montagnana, la moglie di Palmiro Togliatti (il “migliore”)
con il figlio Aldo e ancora oggi vi passa quasi l’intera estate uno dei due nipoti viventi, Ugo
Berga il decano dei partigiani valsusini! E poi si dovrebbe assegnare un premio – ad abitanti e sindaci mattiesi – per aver accettato di essere – per decenni – la sede di valle della raccolta-rifiuti, compresi quelli che milanesi e torinesi lasciano – a tonnellate – sulle montagne olimpiche”. Altro che Nimby!…
A Mattie si arriva dopo due stretti tornanti, al culmine della provinciale che si dipana dalla statale 24 poco dopo Bussoleno. All’ingresso del paese c’è il bar trattoria dove ci si ferma ogni volta che si capita qui: si beve un caffé e si fanno due chiacchiere. Sui muri del locale tutto parla della lotta No Tav. Anche qui c’è la foto di Cristian ed Emanuele, i due No Tav arrestati nella notte di venerdì 8 febbraio…racconta il comunicato di No Tav Autogestione… Lo stesso posto dove mi sono fermato anch’io, domenica sera; prima della fiaccolata organizzata in poche ore nonostante carnevale, e un gelo come ancora non s’era sentito in questo strano inverno elettorale da cui usciranno papponi e papi…Sono stato accolto dal calore della stufa – e delle persone – anche se non avevo tempo – io – neanche per un caffé: ero in ritardo e senza macchina e in un comune di borgate sparse dovevo arrivare al municipio che sta sul lato opposto: mi ci hanno accompagnato prima ancora che avessi tempo di chiedere un passaggio, così sono arrivato quando le fiaccole avevano appena cominciato a illuminare un po’ magicamente vicoli e stradine, baite e cappelle. I notabili torinesi del PD, con i pochi collaborazionisti che il partito di MPS, CMC & Coopsette conserva in valle, non avevano lasciato nulla di intentato per scoraggiare i cittadini e minacciare i sindaci dal partecipare al moto spontaneo di solidarietà verso i due ragazzi arrestati all’altezza del campo sportivo di Giaglione (a ridosso della stradina che porta al cantiere di Chiomonte, senza neanche sapere che l’azione del taglio delle reti abusive s’era gia conclusa)…Una stradina che il papa’ di uno di loro avrebbe battuto palmo palmo nella gelida notte tra venerdì e sabato perché – dopo aver trovato l’auto del figlio parcheggiata – e non vedendoli rientrare – aveva temuto fossero precipitati in qualche dirupo. Una angoscia così pesante che la perquisizione della propria casa, avvenuta all’alba da parte della Digos, era stata accolta come una liberazione (pur rappresentando la notifica di arresto): ma allora sono vivi! Sta in questa insolente mancanza di sensibilità la cecità della burocrazia, nell’atteggiamento coloniale – quasi una forma di razzismo alla rovescia: se sei il padre di un valligiano ottuso sarai sicuramente complice o addirittura all’origine del suo antagonismo contro le istituzioni repubblicane! Del resto sono le famiglie dei camorristi che contestano gli arresti: quelle dei galantuomini chiedono – come il ristoratore di Cuneo – che si getti via la chiave della cella dove sta rinchiuso il figlio antagonista… Altro che dare comunicazione di un fermo: “lo sanno benissimo dove sono i loro ragazzi (sanno persino dove andarli a cercare). E poi perderebbe d’ogni efficacia lo strumento dell’isolamento che serve a far loro confessare gli efferati crimini che hanno sicuramente in gestazione, oltre che l’avvenuta partecipazione a fatti che destano un così alto allarme sociale: tagliare illegalmente… le reti illegali di un cantiere illegale! A Torino nei locali che si chiamano sfrontatamente “41bis” ci si va a consumare cappuccino e brioches (magari con la scorta). In Valle di Susa lo applichiamo. Ma agli indigeni, non agli infiltrati di camorra e ‘ndrangheta che se non girano con la coppola non c’è DIA che possa scovarli…
***
Torniamo a Mattie, ancora No Tav Autogestione che cita Maria – 83 anni portati con leggerezza – che giudica severamente l’accusa di “squadrismo” usata per Cristian ed Emanuele dai funzionari legacoop prestati al PD del Commissario Virano: lei ne ha conosciuto un altro di Virano, molti anni fa, che invece che l’architetto-burocrate faceva il medico (e come questa professione la si intendeva una volta: una missione!). E il “suo” Virano veniva in Valle anche durante l’occupazione nazifascista: ricorda bene anche di quella volta in cui lo si sconsigliò di salire nella frazioni dell’”inverso” di Bussoleno e fino a Mattie perché la zona brulicava di nazisti e repubblichini, ma lui, mostrando la sua spilla da medico sul bavero della giacca, rispose che i malati erano più importanti.
Che la lotta al Tav dovesse assumere una connotazione così dirimente nessuno di noi che l’ha avviata, quasi un quarto di secolo fa, se lo sarebbe mai potuto aspettare. Ma siccome questo è successo – sta succedendo e in modo del tutto spontaneo – ci sarebbe da interrogarsi molto, soprattutto da parte di coloro che si occupano di politica per mestiere. E la cui sensibilità deontologica è ben distante – non solo nel tempo – da quella del dottor Virano, medico militante. Ma ci sarebbe materia di riflessione anche per chi continua a ricevere uno stipendio (in un momento in cui altre professioni di servizio vengono tagliate e compresse): Magistrati, inquirenti, ricercatori, giornalisti. Loro stessi o chi li ha preceduti hanno lasciato che la politica gli delegasse totalmente la “soluzione” del “problema No Tav Val di Susa”. Un problema che solo il maggiordomo di DAlema – segretario pro-tempore del PD – si ostina a ridurre a ottusa opposizione a un treno e alla “modernità” che questo dovrebbe rappresentare…Le responsabilità di due generazioni e mezza di politicanti (dimostrabilmente dediti al prelievo bancomat di tangenti dai capitoli della spesa pubblica che maggiormente si prestano alla bisogna, per la dimensione e concentrazione dei flussi di denaro e per la facilità di barare su prezzi e misure) è spaventosa. Se altrove hanno messo in ginocchio il paese consegnandone la ricchezza collettiva alla speculazione finanziaria multinazionale, in Valle di Susa dove la consapevolezza diffusa tra i cittadini è cresciuta di pari passo con la lotta (inizialmente molto più rivolta alla difesa di quel che restava della qualità della vita già molto compromessa dai grandi cantieri che vi si sono insediati senza sosta per più di mezzo secolo) le conseguenze sono sotto gli occhi di chiunque non sia in palese conflitto di interessi: perché in Val di Susa, forse più che in qualsiasi altro posto, i cittadini possono verificare (come in una sorta di laboratorio in scala reale) come l’attività legislativa, l’applicazione di leggi e regolamenti, l’azione di polizia e magistratura finisca per essere rivolta pressoché a esclusiva tutela di interessi che alla lunga si rivelano sempre speculativi e fraudolenti mentre l’attività di repressione viene condotta quasi esclusivamente contro i cittadini che non vogliono rassegnarsi a questo stato delle cose. Insomma quel che il magistrato Livio Pepino ha ben riassunto nel titolo del suo recente libro:”Forti con i deboli”.
Borgone Susa, 16 febbraio 2013 – Claudio Giorno

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