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POLITICAMENTE SCORRETTO 2 / ITALIA-FRANCIA 4 A 3?…

febbraio 13, 2013

La recente vittoria al Flaminio contro la nazionale di Francia di rugby deve essere bruciata ai transalpini più che la sconfitta patita ai rigori nella finale di calcio del 2006. Chi segue la severa disciplina di uno sport di squadra tra i più duri, ma forse il più leale, ha detto che la nazionale dei blues che ha appena affrontato gli azzurri nel “sei nazioni” è un team in evidente fase calante, e la sonora lezione impartita la settimana dopo ai nostri dalla Scozia, in quel di Edimburgo, lo dimostrerebbe in modo inconfutabile. Ma io di rugby (e di sport in genere) ne capisco più o meno come chiunque sia tifoso: poco. Non che ne sappia molto di più di politica estera. Infatti ho bisogno di girovagare un po’ per la rete ogniqualvolta cerco di farmi una idea più informata su qualche figura non di primissimo piano che possa aver influenzato i destini dei cittadini di altri, oltre che del suo paese. E’ questo il caso di Louis Besson. Credo di averlo visto per la prima volta a Chambery nel lontanissimo 2 giugno 1992, al centro congressi “Le Manege” per il convegno internazionale “Le grandi vie di comunicazione attraverso le Alpi”!…A distanza di così tanti anni fa persino tenerezza rileggersi gli appunti diligentemente conservati nella cartellina di stoffa (naturalmente verde) che ci fu distribuita…Non una delle previsioni ipotizzate per un allora lontanissimo 2010 si è rivelata meno che totalmente sballata. Ricordo bene l’edificio storico incapsulato in una sorta di serra di vetro e acciaio alta più della intera facciata per potervi mettere a dimora delle altissime palme asportate già “adulte” dalla Costa Azzurra ( se non da qualche ex colonia del nord Africa)…Allora era il venerato sindaco della città.

IMF_ACCUEIL_WEB_CHEMIN_1443_1251802670Averlo rivisto e risentito – venti anni dopo – mi ha fatto una certa impressione. La sua immagine – nella quale potevo anche specchiarmi – mi ha restituito un signore in età avanzata; la cornice – una sala anonima e disadorna di un municipio periferico della capitale della Savoia – era ben lontana dal fasto coloniale del centro congressi; l’occasione poi era – se vogliamo – marginale: gli stati generali dei verdi-ecologisti francesi che si apprestavano a togliere l’appoggio fin qui concesso (in nome della tutela dell’ambiente) al tunnel ferroviario sotto le Alpi. Ma la sua voce poteva benissimo essere quella di allora. Perché è stato protagonista di un violento j’accuse contro il Presidente della Corte dei Conti francese che non ho idea se abbia precedenti nel paese cui si deve il conio stesso di una definizione entrata nel vocabolario internazionale come aplomb! Ora, come già accennato, l’uomo è un monumento vivente dell’ancienne regime non solo della Savoia ma della regione Rhone-Alpes. Elue (eletto) a sindaco, come si conviene a ogni politico di rango del suo paese, venne spinto dal consenso popolare sino a un breve ma significativo incarico ministeriale nell’ambìto dicastero dei trasporti da dove poté spingere energicamente tutte le principali leve per dar vita all’impresa che rappresenti un’occasione per il suo collegio e il suo lascito per i posteri: la Lyon Turin Ferroviarie. Proprio l’opera su cui maggiormente sembra essersi concentrata l’attenzione della Cour des comptes per quel che appare come la maggiormente inverosimile tra tutte le analisi costo-beneficio tra tutte le opere prese in esame dalla magistratura contabile transalpina (che ha recentemente messo sotto la lente di ingrandimento tutto il faraonico programma licenziato da Sarkosy ed ereditato da Hollande senza, a quanto pare, alcun “beneficio di inventario”). Di qui lo sdegno del decano istituzionale savoiardo che si lancia in un affondo durissimo (e forse anche un po’ imprudente) verso il presidente della corte, ma in difesa dei tanti presidenti (della Repubblica e del Consiglio dei Ministri) che in tanti anni di governo (e indipendentemente dalla appartenenza politica) mai hanno messo in dubbio la necessità e solvibilità della Grande Opera per definizione! La retorica francofona abbisognerebbe di una profonda conoscenza linguistica per stabilire dove termina la solennità delle affermazioni e inizia il lessico prediletto della mai accantonata Grandeure

uno stizzito Louis Besson  tenta inutilmente di "convincere" i verdi francesi a mantenere l'appoggio incondizionato alla "sua" Grande Opera

Uno stizzito Louis Besson tenta (inutilmente) di “convincere” i verdi francesi a mantenere l’appoggio incondizionato alla “sua” Grande Opera (Chambery 18-10-2012)

Ma potrei testimoniare in tribunale che il tono era quello di una requisitoria d’accusa piuttosto che di una arringa di difesa. Del resto nonostante l’affrettata promessa di nomina di una commissione di inchiesta, non solo non è stata sospesa l’onerosissima procedura “progettuale” in corso, ma (accampando anche gli impegni internazionali assunti e gonfiando le prospettive di finanziamento UE) si è dato ulteriore impulso all’iter…Cosa significa questo: che la lobby del buco lavora alacremente anche quando le trivelle arrugginiscono e le talpe dormono. Ma secondo me significa anche un’altra cosa: che al di la del gioco delle parti per cui in Francia bisogna farla (la Lyonturin) perché la vogliono (e la pagano) gli italiani, in Italia perché i Francesi l’hanno già cominciata (la Torinolione) e su entrambi i versanti perché la vuole (e la paga) l’Europa (che notoriamente i soldi li ottiene a tasso zero dal Fondo Monetario di Marte) se proprio si deve individuare un dominus della Grandeopera che viene spacciata come il naturale seguito dell’impresa di Annibale, questo abita a Chambery, nella città europea che agli elefanti ha dedicato un monumento. Gli elefanti (bianchi) non a caso adottati come logo dal movimento europeo che si batte contro tutte le Grandi Opere Inutili e Imposte, che sono oggi lo strumento più efficace per “giustificare” fraudolentemente l’insostenibile incremento del debito dei cittadini europei strangolati dalla crisi finanziaria cronica in cui sono stati cacciati dal 2008.

Borgone Susa, 13 febbraio 2013 – Claudio Giorno

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