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TAGLI ILLEGALI DI RETI ILLEGALI

febbraio 10, 2013

P1130607rtgrszBWLa notte di venerdì 8 febbraio si è svolta una delle tante azioni “illegali” di disturbo del cantiere illegale della Maddalena di Chiomonte. Sono azioni molto frequenti da che è stata creata l’area di interesse strategico militare e realizzati i lavori di preparazione all’insediamento del cantiere per la galleria geognostica e di servizio che dovrebbe penetrare le viscere della montagna per circa10 Km sotto la Val Clarea. Ma diversamente da altre occasioni l’azione si è svolta in modo piuttosto organizzato e molto determinato perché (anche grazie all’avaria dell’impianto elettrico che ha oscurato una parte del cantiere) alcuni attivisti No Tav sono riusciti ad aprirsi un varco tra le reti elettrosaldate e il filo spinato che circonda la base paramilitare, entrando fin nello spazio antistante l’attacco del tunnel e danneggiando anche una torre faro e un mezzo operativo (se si da retta alle cronache degli inviati di stampa e repubblica). Due di essi sono stati fermati e non corrispondono al comodo cliché che per pigrizia o malafede gli stessi cronisti vanno descrivendo da un paio d’anni a questa parte (e cioè da dopo che la Maddalena è stata sgomberata dai No Tav, per consegnarla alle ditte individuate per realizzare i lavori preparatori all’avvio del cantiere): sono valsusini e non di Torino o altre città…Sono giovani ma non ragazzi dei centri sociali né appartenenti alla nebulosa anarchica. Secondo le cronache erano ovviamente “armati” di occhialini da piscina, regolare casco da cantiere, cesoie e un po’ di sassi, (mentre gli immancabili bulloni sarebbero stati rinvenuti in un successivo sopralluogo assieme ai cartocci dei petardi da stadio fatti esplodere durante l’azione). Se il tutto autorizza quindi a dire che si sia tentata una azione più decisa da parte del movimento a me sembra di poter aggiungere che non è niente rispetto all’escalation che il tifo giornalistico e la faziosità politica hanno messo subito in campo grazie all’occasione che gli si è parata di fronte. Infatti La Stampa individua senza ombra di dubbio una relazione diretta tra l’incursione e l’ingiunzione (dovuta) dell’amministrazione comunale di Chiomonte ad LTF circa la rimozione delle recinzioni abusive (in quanto non rappresentate in nessuna carta progettuale e a seguito dell’esposto delle associazioni ambientaliste). Dopodiché lo stesso giornale indica quali complici il Movimento5Stelle e Lista-Ingroia. Ma La Repubblica va oltre affidando (per par condicio?) a due esponenti PD “riconosciutamene equilibrati e sicuramente non di parte” sia l’analisi del delitto che l’individuazione dei mandanti: il consigliere provinciale Antonioferrentino afferma infatti che “Si é trattata di un’inqualificabile azione squadrista, probabilmente il gruppo dei No Tav era galvanizzato dalle ultime notizie relative alle recinzioni, e i problemi avuti con il Comune di Chiomonte” e il deputato uscente Stefanesposito conclude (nel senso che così si chiude anche l’articolo!): “Le azioni di questi teppisti sono coordinate dai sindaci e amministratori che danno le dritte politiche“. Ora siamo in campagna elettorale e le opinioni dovrebbero essere – se possibile – più libere del solito. Ma proprio per questo vorrei che la mia – di cittadino – avesse almeno lo stesso diritto di cittadinanza di quelle di cronisti e politici di mestiere: non lo stesso diritto di tribuna, per carità; la prossima volta che vivo nasco ricco e mi compro un giornale e dei giornalisti economici (cioè a buon mercato)…Ma per sta vita mi accontento del diritto d’opinione. L’opinione di uno che nell’ultimo quarto di secolo (ma forse – meno consapevolmente anche da molto prima) ha svolto la sua attività politica, culturale e sociale in modo tale per cui il Movimento No Tav, la sua originalità, la sua radicalità, non poteva che essere la “naturale sede”, forse il paradigma, di tutto.
Un’opinione – quindi – dichiaratamente di parte e per questo onesta. (Non giusta o sbagliata, non sono mai stato così presuntuoso; una opinione – insisto – onesta).
P1130614rtgrszBWQuando a settembre del 1989 alcuni di noi han preso un treno dalla Val di Susa per aderire all’invito di Alex Langer di riunirsi per una giornata a Trento per discutere di persona di un tema che aveva scatenato una rovente polemica sulle pagine de “il manifesto” (la tutela del delicato ecosistema alpino dal traffico di transito) avevamo appena perso la battaglia per impedire la costruzione del tunnel e dell’autostrada del Frejus; e che si volessero aprire i cantieri per una nuova e ancor più devastante grande opera eravamo destinati a scoprirlo solo parecchi mesi dopo…Ma quel che capimmo subito era che la lobby del buco stava cercando di adoperare a proprio vantaggio la richiesta di blocco alla realizzazione di nuove autostrade e trafori e di limitazione del traffico su gomma che provenivano dal mondo ambientalista e specialmente da quello dei versanti alpini svizzeri e austriaci. Lo capimmo grazie alla grande intelligenza politica di Langer e alla partecipazione corale di tanti ambientalisti europei che di li a poco – sotto la guida di Alessandra Zendron – avrebbero dato vita all’Associazione SOS Transit per indagare i guasti di una politica miope e mascalzona. Quella di considerare le Alpi una barriera contro la possibilità di poter trasportare di tutto e di più (e inutilmente), piuttosto che una risorsa vitale per la qualità della vita dell’intero vecchio continente. Capimmo di li a poco che le talpe in crisi d’astinenza da perforazioni autostradali (e soprattutto la lobby bancaria alla ricerca continua di interessi generosi e corredati da garanzia degli stati) si sarebbero “riconvertite” nella perforazione ferroviaria (usando le ragioni ecologiche come comodo alibi). Ora per un accidente cosmico quel tipo di concretezza ha trovato un seguito popolare diffuso non nel Trentino in cui la sensibilità pareva già allora molto alta, ma nella nostra povera Val di Susa che noi – scottati dalle incomprensioni avute sul “No TIR” anche con gli amministratori comunali della parte politica che ci sembrava dovesse esserci più vicina – credevamo essere destinata alla cementificazione (colonizzazione) finale. Forse proprio le promesse di compensazioni recenti e mancate della SITAF, forse anche il fatto che il suo acronimo da Società Italiana Traforo Autostradale del Frejus fosse stato declinato in Società Italiana Trafori Autostradali e Ferroviari ha reso più diffidenti i valsusini. Ma sicuramente ne ha incrementato e non attenuato i sospetti vedere aggirarsi tra i soliti appalti le solite imprese, leggere che nelle solite inchieste per tangenti erano coinvolti i soliti politici, scoprire che le solite banche che ritiravano il fido agli artigiani locali promuovevano la solita grande opera per la solita abboffata dei soliti pochi intimi.
P1130646rtgrszBWMa ho detto di voler dire la mia opinione su di un fatto e di volerla dire onestamente: il fatto è che (mai come in questa occasione) sembrerebbe evidente il coinvolgimento “valsusino doc” in forme molto forti di protesta contro il cantiere paramilitare di Chiomonte. Come corretto dovranno essere i tre gradi di giudizio a stabilire reali e dirette responsabilità, ma quel che raccontano i giornali per una volta sembra poter essere condiviso quantomeno nello schema (semplificato), per poi dissentirne in modo totale nella condanna ante-processuale e naturalmente nelle conclusioni interessate e affrettate. La rabbia è diffusa e non arriva da disagi-altri e altrove collocati. La rabbia (e anche il disagio) sono “nostri”. E non hanno il benché minimo bisogno di dritte politiche da parte dei sindaci perché il popolo della Val di Susa si è emancipato forse prima di altri (e per quanto detto poco sopra, non certo per differenze genetiche) dalle “direttive di partito” (di cui chi lancia accuse farneticanti è notoriamente un cultore). Bisogna infatti essere convinti cultori di un ordine totalitario (quantomeno culturalmente tale) per immaginarsi che una società complessa come quella attuale (ancorché costretta in un fondovalle come nel nostro caso) risponda a delle “dritte”…Bisogna essere convinti che certi farneticanti teoremi possano essere fatti propri dagli investigatori e dalla Magistratura per ritenere che sindaci e amministratori che legalmente – oltre che legittimamente – dissentono dalle ragioni (sempre più deboli) che vengono accampate per farci accettare la Grandeopera, possano essere indotti alla “normalizzazione” per timore di essere individuati quali mandanti di queste o di future manifestazioni di dissenso. Capitò già qualche anno fa (quando qualcuno si occupava ancora e prevalentemente di lotterie o di certificazione discutibile di firme elettorali ) che durante la lunga teoria di “attentati” firmati “lupi grigi” gli esponenti No Tav più in vista o i sindaci più combattivi venissero additati se non come mandanti almeno come “cattivi maestri”. Poi le sentenze passate in giudicato hanno dimostrato che chi era stato processato e accusato in primo grado avrebbe potuto tornare libero (se solo non si fosse nel frattempo…suicidato). Non solo: ma anche che dietro i più inquietanti episodi aleggiava il solito odore di servizi deviati (una delle poche certezze in ogni “mistero d’Italia” che si rispetti…).Tagliare le reti di Chiomonte è una azione dichiaratamente illegale. Averle installate lo è di fatto. Persino l’Amministrazione Comunale (lasciata in questa occasione davvero sola) ha dovuto formalmente riconoscerlo. Dire che sono necessarie per motivi di ordine pubblico non giustifica che in due anni di proclami trionfanti non si siano trovati due geometri in grado di redigere un variante di progetto per dare almeno una parvenza di regolarità formale. Ma forse non è negligenza ma la stessa manifestazione di arroganza che ha consentito di affidare appalti in modo discutibile, con procedure discutibili, con sistematica violazione delle prescrizioni ministeriali che avevano carattere di “condizio sine qua non”. L’arroganza di chi è riuscito a incassare tangenti persino su appalti non andati in porto (Venaus). L’arroganza di chi pur di creare divisioni laceranti tra i cittadini della Valle di Susa non ha esitato a cercare spregiudicatamente alleanze in quella zona (quella si grigia) in cui per decenni si sono alimentate e ancora si alimentano le cronache giudiziarie serie. Ora che se chi fa di mestiere il medico dovrebbe prevenire prima ancora di curare non dissimilmente (a leggere le motivazioni che presiedono a ogni singola legge e – soprattutto – la Carta Costituzionale) dovrebbe seguire lo stesso comandamento anche chi fa il carabiniere,il poliziotto. Il magistrato e – addirittura – il politico (vale a dire colui che è pagato – e molto bene – come mai come oggi si è potuto constatare) proprio per svolgere il delicato compito di legislatore.
In un quarto di secolo c’è stato tutto il tempo perché due generazioni di politici di mestiere, tutori dell’ordine (ma perché no, ricercatori e giornalisti) si occupassero seriamente della Valle di Susa, delle sue peculiarità, della sostenibilità reale (e non formale) del cumulo delle Grandi Opere che la soffocano quasi come una Taranto diffusa e senza il respiro del mare. C’è stato vieppiù il tempo di verificare in progress – senza restare ancorati ai parametri del secolo scorso – se davvero il raddoppio della Lyon – Torino sia indispensabile per l’economia dell’Europa e dell’Italia. (Ci abbiamo provato ancora – sindaci e studiosi – col “governo tecnico” che avrebbe dovuto essere “l’interlocutore perfetto” per un confronto non viziato da pregiudizi ideologici pro o contro. Se questo non è accaduto non può essere liquidato come semplice colpa della cocciutaggine dei No Tav. Chi dovrebbe applicarsi diligentemente e responsabilmente (lautamente retribuito per farlo) nella ricerca di soluzioni vere, e versa invece quotidianamente benzina sul fuoco non può cavarsela sostenendo che l’incendio è stato appiccato dai sindaci. Certo, nessuno potrà trascinarlo in tribunale con la tanica in mano, ma la storia (anche quella minima e locale) si incaricherà di decretarne le gravissime colpe politiche qualunque cosa accada. Quanto ai semplici cittadini quale io sono (*), cosa aggiungere?

Che per questo eravamo così tanti sta sera (nonostante il freddo intenso) alla fiaccolata per “Cristian ed Emanuele liberi” davanti al Municipio e per  le strade di Mattie

Borgone Susa, 10 febbraio 2013 – Claudio Giorno

Nota: (*) Non voglio certo negare di essere stato tra coloro che hanno avuto una parte nella nascita delle ragioni prima ancora che del movimento No Tav, che però – da sempre – non ha sentito il bisogno di guide più o meno illuminate

P1070372rtgrszLe immagini in bianco e nero si riferiscono allo sgombero della Maddalena di Chiomonte all’alba del 27 giugno 2011. Quella a colori alla fiaccolata appena conclusasi a Mattie

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3 commenti
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