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POLITICAMENTE SCORRETTO / CONTABILITA’ FINALE

febbraio 6, 2013

cour-comptes-1044413-jpg_904475Inauguro una nuova rubrica del mio modesto blog con un titolo impegnativo. L’espressione “politicamente scorretto” viene usata senza parsimonia dai giornalisti di palazzo per definire quegli interventi che non rispettano le “buone maniere”; le regole “cavalleresche” per cui la cattiveria delle domande deve essere inversamente proporzionale alla carica istituzionale dell’intervistato: si può anche essere sgarbati, addirittura arroganti solo in qualche rara occasione: ad esempio se chi si ha di fronte rappresenta un partito di opposizione meglio ancora se trombato alle ultime elezioni. Si deve invece sempre il massimo rispetto al capo dello stato anche se – cosa tutt’altro che rara nel nostro paese – la lunga durata dell’incarico e l’età avanzata a cui normalmente vi si perviene, possono favorire esternazioni e comportamenti bizzarri (comunemente sul viale del tramonto del settennato)…Politicamente scorretti non possono esserlo i conduttori televisivi lottizzati che il mai abbastanza rimpianto critico dell’Espresso Sergio Saviane chiamava “mezzibusti”…Lo sono – per capirci con un esempio di attualità – coloro che non si comportano come Mentana in un TG o Fazio nell’intrattenimento esprimendo sempre grande rispetto e simulata meraviglia che si abbia di fronte un nobel per la medicina o un banchiere corrotto.  Rispetto… Ecco, io – nel mio piccolo – vorrei poter “mancare di riguardo” nei confronti di chi non se lo merita, indipendentemente dalla sua carica istituzionale o rango societario. E vorrei cominciare col presidente (di turno) della Corte dei Conti, che – senza che neanche ci si possa ricordare se è lo stesso di uno o cinque anni fa – apre immancabilmente l’anno giudiziario rammentando come la corruzione rappresenti una palla al piede per il paese e di come ciò risulti particolarmente odioso in tempo di crisi perché “la natura sistemica della corruzione pregiudica l’economia“.
Chi non è solo da ieri al mondo può anche rassegnarsi all’idea che l’esistenza stessa di una Magistratura Contabile sia dovuta soprattutto alla “naturale” propensione ad appropriarsi indebitamente della “cosa pubblica” (che in Italia è ormai diventata sinonimo di “cosa di nessuno”, e quindi “mia” se mi trovo – per l’imprudenza di chi mi ha eletto – a occupare un posto di potere)…Ma a me piacerebbe pensare che – esattamente come dimostrato da anni di applicazione di una idea semplice e quindi geniale come fu quella di Giulio Maccaccaro – prevenire possa essere meglio che curare anche per il corpo malandato della pubblica amministrazione oltre che per quello degli umani. Proprio negli ultimi mesi e per l’accidente cosmico che ha fatto della Valle di Susa un luogo di incontro di tante tensioni, desiderabili (oltre che non), abbiamo letto che la omologa corte transalpina ha ripetutamente raccomandato al nuovo presidente delle repubblica di Francia di starci accorto con gli “investimenti” in grandi opere e – particolarmente – col programma di moltiplicazione delle tratte ferroviarie ad alta velocità licenziate dal suo predecessore e il cui costo crescente si va rivelando sempre più spesso come non sopportabile per le fallimentari casse dello stato; (e senza alcuna possibilità di rientro futuro neanche dopo il dilatamento smisurato dei tempi di concessione). In particolare i magistrati contabili francesi hanno messo sotto la lente di ingrandimento le previsioni di traffico assai sopravvalutate, compendiate da una sistematica sottovalutazione dei costi e dalla immancabile dilatazione dei tempi di realizzazione. E hanno evidenziato come dal perverso intreccio delle tre componenti derivi il gonfiarsi impetuoso degli interessi bancari che appaiono sempre più come il solo vero “utile” (oltre alle tangenti) derivante da tali opere…E proprio la Lyon-Turin Ferroviare ha attirato l’attenzione per quel che appare come la meno difendibile tra tutte le analisi costo-beneficio dei tanti progetti in corso. E’ presto per dire se questa (come le altre) Grandi Opere prese in esame saranno bloccate. La principale indiziata parrebbe aver anzi ricevuto un impulso all’ iter progettuale pur molto oneroso (in quanto prevede il proseguimento e l’apertura di molti cantieri per le “indagini geologiche preliminari”; una accelerazione che autorizza a pensare che si voglia portare il più rapidamente possibile la procedura a un punto di non ritorno. L’espediente è diffuso evidentemente in Francia come in Italia: mettere i decisori di fronte al “fatto compiuto”. Ma è certo che almeno oltralpe si sia dato un segnale importante in un’epoca in cui le risorse che i Governi destinavano fino a poco tempo fa per finanziare lo stato sociale ma anche le piccole e medie opere pubbliche, sono oggi ipotecate quali garanzie su debiti resi sempre più insostenibili dalla spirale perversa speculazione finanziaria/interessi bancari! Provare – insomma – a chiudere la stalla prima che siano scappati i buoi e non limitarsi a contare i capi mancanti senza riuscire neanche a individuare le stalle (extracomunitarie-svizzere o comunitarie-lussemburghesi) in cui sono finiti…
Borgone Susa,  6 febbraio 2013 – Claudio Giorno

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