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UNA BANDIERA A FUTURA MEMORIA

gennaio 28, 2013

Ieri era il giorno della memoria. Si ricorda l’olocausto perché non si ripetano gli Errori che hanno generato l’Orrore. Ieri in Valle di Susa ha sventolato la bandiera della Palestina. E’ stata la prima volta da che le Nazioni Unite hanno ammesso i rappresentanti del popolo occupato in assemblea – sia pure con l’ambiguo status di “osservatori” – alla fine dello scorso anno. Abdallah Abu Rahmah, giovane coordinatore dei Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta palestinese del villaggio di Bil’in e Luisa Morgantini, già vicepresidente del parlamento europeo e instancabile animatrice di AssoPacePalestina, hanno percorso col movimento No Tav la strada che da Giaglione porta al cantiere paramilitare di Chiomonte tra vigneti e castagni sul versante esposto al sole delle gorge della Dora Riparia.P1060754R-rsz E “Porta del sole” è il nome dato al villaggio realizzato in una notte sotto il muro della vergogna da Abdallah e dai suoi coraggiosi amici che hanno dato vita alla resistenza non violenta che da anni ormai crea alle truppe di occupazione di Tel Aviv più problemi dell’ultima sanguinosa intifada. Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, ha recentemente dichiarato che Abdallah – (che è stato per 18 mesi rinchiuso nelle carceri israeliane) – è un “difensore dei diritti umani” e le azioni clamorose e imprevedibili che da dieci anni compiono nei territori occupati sono circondate da sempre maggior consenso anche da parte dei cittadini israeliani che condannano la politica repressiva del proprio governo: “Bil’in Amore Mio”, film girato dal regista israeliano Shai Carmeli Pollak, sulla violenza dell’occupazione delle terre palestinesi ha vinto premi ai Festival del Cinema di Gerusalemme, Rotterdam e Sarajevo. E ieri Abu Rahmah e la Morgantini (montanara della Val d’Ossola che per la prima volta è venuta a visitare questo embrione di occupazione militare nel cuore dell’Europa) hanno potuto vedere con i loro occhi le “somiglianze” che già molte fotografie e filmati avevano evidenziato: gli stessi sgangherati muri prefabbricati, le alte reti elettrosaldate che vengono posate in opera già arrugginite quasi a cercare un contrasto col luccicante “filospinato” – fitto di lame che sembrano poterti tagliare già solo a guardarle – arrotolate disordinatamente sopra alle reti e alla base dei muri, come capita… Persino la neve – che avrebbe dovuto segnare una differenza – era invece caduta insolitamente abbondante a quelle latitudini – rendendo più arduo anche il loro blitz di realizzazione del villaggio abusivo. Similitudini che ovviamente si fermano qui., poco oltre le apparenze perché la dimensione prima di tutto e la ferocia della repressione sono oggi ancora molto asimmetriche tra noi e la sfortunata gente del luogo dove regnò David e dove oggi i suoi pretesi successori stanno provando a interpretare il ruolo collettivo di Golia. Così come può risultare ancora provocatorio – per fortuna e nonostante l’escalation sempre più sanguinosa delle repressione – che noi si abbia avuto occasione di celebrare il giorno della memoria incontrando (assieme a degli amici della “dissidenza” ebraica di Torino) un giovane palestinese. Un testimone di un presente pericolosamente orientato verso gli Errori e gli Orrori del passato che dobbiamo ricordare costantemente e a trecentosessantagradi per impedirne una spaventosa ripetizione.
Borgone Susa, 28 gennaio 2013 – Claudio Giorno

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