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RICCARDO NON MOLLARE

gennaio 21, 2013

DSCN0947-e1336068438658Domani mattina a Lucca si terrà finalmente l’udienza per il reintegro di Riccardo Antonini al suo posto di lavoro. Riccardo è un ferroviere, un macchinista della vecchia guardia, di quelli che, con deferenza, i colleghi chiamavano “maestro”. Ma Riccardo non è vecchio. Potrebbe sembrarlo ma non per i suoi capelli che sono tutti bianchi ma perché appartiene a quella generazione cui dobbiamo i diritti e per cui l’etica del lavoro e la responsabilità civile debbono camminare perfettamente paralleli (proprio come le rotaie, solidamente ancorate alle traversine perché il treno possa viaggiare si veloce, ma senza deragliare). Chi lo conosce non ha nessun bisogno di un tentativo velleitario di farne un ritratto di circostanza…Ma voglio provare a tratteggiarne la figura a beneficio di chi non ha ancora avuto la fortuna di incontrarlo a Viareggio durante una delle periodiche manifestazioni in ricordo delle vittime della stazione, o a L’Aquila, di fronte alle macerie della casa dello studente, o a Milano durante l’ultimo congresso nazionale di Medicina Democratica… O in giro per l’Italia dovunque lo si inviti a portare la sua testimonianza di uomo giusto. E’ passato ben più di un anno da che è stato licenziato dalle ferrovie il 7 novembre del 2011. E’ stato privato del lavoro non per una grave negligenza ma per aver testimoniato la verità al processo in corso contro l’amministratore delegato di FS ed altre intoccabili figure della catena di comando (fino ai responsabili della manutenzione degli impianti e dei rotabili) a cui viene imputato un qualche ruolo nel terribile incidente che in una notte d’estate – il 29 giugno del 2009 – ha causato 32 morti e 25 feriti.  Disastro-Viareggio-trenoQuella di Viareggio non è (ancora ne si spera sarà mai) una delle tante stragi di questo paese di cui s’è persa la memoria.  Storie atroci che debbono essere trasmesse ai giovani senza poter corredare il racconto coi nomi di chi ne sono stati i responsabili.  Ma “l’incidente” di Viareggio si iscrive – secondo me – a pieno titolo nella categoria “stragi di stato”. Perché – come in quelle criminali decise e occultate da corpi separati delle istituzioni che ancora oggi offrono copertura a chi le ha compiute (e a chi ha depistato le indagini), anche qui chi dovrebbe collaborare almeno a individuare e punire i responsabili ha per adesso individuato e “punito” solo chi si è dato disponibile a testimoniare di fronte ai giudici le discutibili “scelte aziendali”. “Legittime scelte di bilancio”, che probabilmente nessun tribunale riuscirà mai a individuare come causa diretta della morte di tante persone innocenti, ma che sicuramente sono alla base dello stato di abbandono in cui nelle ferrovie italiane versa ogni settore che non sia funzionale agli appalti sempre più costosi del progetto Alta Velocità.
“Riccardo non mollare è la frase che più volte mi sono sentito ripetere in questi mesi” – ha scritto qualche giorno fa Antonini sulla mailing list di chi lo segue con passione da che, suo malgrado, è diventato non solo un testimone in un normale processo che dovrebbe servire almeno a individuare le vere negligenze e i veri negligenti, ma un simbolo di chi non si vuole arrendere alla richiesta sempre più arrogante di omertà che viene dagli oligarchi delle aziende di stato che sempre più interpretano il loro ruolo col pugno di ferro, stroncando ogni accenno critico possa venirgli da sottoposti e persino dai cittadini vittima non solo di disservizi ma di tragedie familiari devastanti e non risarcibili come nel caso di Viareggio. Un comportamento tanto più sgradevole perché, come non tutti sanno, l’Ingegnermoretti ha iniziato la sua formidabile carriera sino al vertice supremo delle Ferrovie immediatamente dopo essere stato (e piuttosto a lungo) dirigente sindacale della CGIL. E chissà come deve avergli dato fastidio che proprio all’etica del sindacato si richiami continuamente Antonini che nella sua lettera prosegue “Ho sempre dichiarato che questo licenziamento è un’offesa alle Vittime, ai familiari ed alla città di Viareggio, oltre ad essere una vile intimidazione nei confronti di delegati Rls e lavoratori impegnati concretamente e coerentemente sul fronte della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio. Ogni rappresaglia nei confronti di chi si “spende” per questi diritti è un’aggressione all’intera collettività.
Il licenziamento era un possibile conto da pagare proprio sulla base dell’esperienza di questi anni in ferrovia. Altri ferrovieri sono stati intimiditi, minacciati, sanzionati con multe, sospensioni, licenziamenti, ma ho ritenuto giusto non sottostare ad alcun ricatto per la memoria delle Vittime ed il rispetto dei loro familiari.
La solidarietà individuale e collettiva di tante persone, di familiari delle Vittime, di lavoratori e lavoratrici, di Rsu e Consigli di fabbrica, di Consigli comunali e provinciali, di forze politiche e sindacali, di Associazioni, di cittadini e cittadine, ricevuta fin dal primo giorno del licenziamento, hanno rafforzato la mia convinzione a non mollare e di essere dalla parte giusta”.
ITALY TRAIN EXPLOSIONNaturalmente non so che decisione prenderà il Giudice ma credo che si possa dare per scontato – in caso sia quella giusta – un tentativo dilatorio da parte dei gerarchi delle ferrovie. Perché non sono in condizione di accettare che l’esempio di Riccardo possa far proseliti determinando altre crepe nel muro di gomma eretto in questi anni per trasformare quella che era una rete di stazioni a servizio del territorio nella più grande “stazione appaltante” del paese, al servizio delle banche e della politica che sempre più si scambiano i ruoli depredando i cittadini e, in questo caso, arrivando sino a metterne a repentaglio la vita. Per questo Riccardo non ha mollato e per questo Riccardo non mollerà.
Borgone Susa, 21 gennaio 2013 – Claudio Giorno

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3 commenti
  1. Qui Versilia
    24 gennaio 2013
    Giada Menichetti
    Antonini non firma, si va al processo
    LUCCA – “Ho preferito non barattare la mia dignità con il reintegro al lavoro”: Riccardo Antonini non ha firmato l’accordo di conciliazione proposto dai legali di Rfi, società controllata da Ferrovie dello Stato e continua la vertenza aperta dopo il suo licenziamento di due anni fa. Già fissata la prossima udienza: l’11 marzo alle 10, al tribunale di Lucca.
    “Era un accordo al ribasso”, ha spiegato Antonini, licenziato per aver sostenuto come consulente tecnico, nell’incidente probatorio del processo sulla strage di Viareggio, uno dei familiari delle 32 vittime e la Cgil e per le presunte frasi offensive pronunciate nei confronti di Mauro Moretti, amministratore di Fs, durante una manifestazione del Pd a Genova.
    “l mio licenziamento – ha proseguito il ferroviere – veniva convertito in due sospensioni da 10 giorni ciascuna; in cambio, dovevo ammettere di aver fatto cose che, in realtà, non ho commesso. E rinunciare a qualsiasi futuro impegno di consulenza nel processo per la strage. Non me la sono sentita”.
    Ha confessato di aver trascorso la notte in bianco, Antonini, riflettendo su quella proposta che per alcuni versi ricorda l’accordo offerto (e accettato) da Dante De Angelis, altro ferroviere licenziato per aver criticato la sicurezza della circolazione ferroviaria e reintegrato al suo posto di lavoro lo scorso novembre.
    “Non me la sono sentita di barattare la mia dignità per 20 mila euro – ha dichiarato – non so se ho sbagliato ma questa è la mia decisione e sono convinto di quello che ho fatto. Partirò in posizione di svantaggio, al processo, perché ho rifiutato la conciliazione. Vedremo a chi daranno ragione i fatti”.
    Già fissata la prossima udienza, in cui il processo entrerà nel vivo: l’11 marzo alle 10, al tribunale di Lucca, sfileranno davanti al giudice Luigi Nannipieri testimoni di Rfi, Fs e di Antonini. Poi si andrà a sentenza.
    ***
    Perché non ho mollato …
    Oggi era in programma l’udienza per la firma del “Verbale di Conciliazione Giudiziale” sulla mia reintegrazione. L’Ad delle ferrovie Moretti ha firmato, il sottoscritto No perché si tratta di un verbale che mette in discussione la dignità e la coscienza del sottoscritto. Se e quando rientrerò in ferrovia, questo sarà in piedi e a testa alta, non in ginocchio e con il cappello in mano, come vorrebbe il sig. Moretti.
    Questa mattina ho assunto responsabilmente e coerentemente la difficile decisione di non sottoscrivere quel verbale per salvaguardare la mia dignità. Non era possibile sottoscrivere un documento che nega la verità, non era possibile sottostare a questo ricatto. Non si può, sempre e comunque, barattare la dignità. La strage di Viareggio non si compra, non si baratta, non si svende.
    Il sig. Moretti pensava di incassare un “risultato” da spendere contro i lavoratori impegnati su sicurezza e salute e contro i familiari dell’immane tragedia di Viareggio oltre a farne una inutile e falsa strumentalizzazione politica. Forse non ha ancora capito che ‘Viareggio’ non sta sul mercato e non è disponibile a subire alcun tipo di ricatto o di compravendita.
    In questi mesi ho mostrato profondo senso di responsabilità accettando la proposta di conciliazione del giudice del 5 luglio 2011 (respinta dalle ferrovie) ed ancora con la proposta di conciliazione presentata questa mattina nella quale non pretendo dal sig. Moretti di riconoscere l’opera di denigrazione, di ricatto, di minaccia, di provocazione attuata nei miei confronti da quando sono impegnato in questa battaglia per sicurezza, verità e giustizia.
    La forza per proseguire questa lotta la ricevo da numerosi familiari presenti anche al presidio di martedì 22 gennaio a Lucca.
    Saputo di quanto accaduto questa mattina, un familiare a me molto caro mi ha inviato questo sms: “Ciao Riccardo, hai scelto la strada più difficile per te e per la tua famiglia, ma hai anche scelto l’unica che può cambiare questo sistema. Ti ringrazio a nome mio e della mia famiglia. Un abbraccio”.
    24 gennaio 2013 riccardo antonini

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