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RE, PRESIDENTI E IMPERATORI

dicembre 10, 2012

Forse noi della Valle di Susa ci siamo un po’ distratti in questi ultimi sette anni. Dal 2005 a questo fine 2012 ci siamo molto impegnati nella difesa di quel che resta del nostro fondo valle, della nostra salute, e persino del portafogli degli italiani tutti. Abbiamo trascurato la lettura dei classici, il tempo libero e il lavoro (del resto anche qui ce n’è rimasto poco, salvo che per alcune categorie per far parte delle quali è gradita al tessera di qualche loggia coperta della massoneria o di altre “confraternite”). Abbiamo smesso di guardare la TV ( forse perché abbiamo visto troppo da vicino chi la fa) e – per lo stesso motivo – leggiamo malvolentieri anche i giornali. Ma non tutto il bene vien per favorire: evidentemente ci dobbiamo essere un po’ distratti e non ci siamo accorti che nel frattempo è venuto meno l’esito referendario. No, non quello sull’acqua pubblica: di cui si è tentato in tutti i modi di vanificare la vittoria popolare. E poi dato che, nel nostro piccolo, lottiamo da più di vent’anni per il bene comune, avevamo attivamente raccolto le firme, partecipato al voto. Dopo di che ci siamo accorti perfettamente dei tentativi bypartisan dei politicanti di cancellare ogni possibile effetto del voto che potesse andare a danno della lobby dell’acqua (Che poi è la stessa che spinge per il tav)…

Quello che ci era sfuggito è la cancellazione degli effetti della vittoria della repubblica sulla monarchia risalente al 1946.
re_giorgio_napolitanoOddio: qualche segnale l’avevamo captato nonostante ci dicano che siamo tagliati fuori dall’Europa e a volte possa sembrar difficile comunicare persino con l’Italia. Qualche segnale, dicevo, che dall’inizio del settennato (seguendo peraltro una tradizione ormai consolidata) l’inquilino pro-tempore del Quirinale andasse assumendo delle posizioni via via più da monarca che da presidente di una repubblica si era cominciato a coglierlo anche da qui. All’inizio abbiamo forse un po’ sottovalutato la cosa perché Regiorgio pareva atteggiarsi si a monarca, ma illuminato, e soprattutto costituzionale. A qualcuno di noi più moderati (perché anche in Val di Susa mica siamo tutti “antagonisti”), pareva che ci si potesse accontentare del fatto che la costituzione fosse garantita, senza spaccare il capello in quattro per stabilire se il garante fosse un re un presidente o anche solo un notaio.
Ma da qualche tempo anche qui in mezzo ai bricchi si è cominciato a percepire che era stato passato un punto di non ritorno e che da costituzionale il monarca stava divenendo assoluto. Il primo brivido lungo la schiena lo abbiamo provato sin dallo scorso anno con l’insediamento senza far ricorso alle urne del Governomonti previa la nomina a senatoreavita del suo capo. Ma la situazione era drammatica, a Palazzochigi soggiornava uno che si era accampato, a suo tempo, nella tenda di Gheddafi senza neanche poter dimostrare d’essere un cammello… L’impennata dello spread rischiava d’aver conseguenze drammatiche per l’equilibrio psichico del direttore del TG de” La 7”. A mali estremi, estremi rimedi commentava tra se e se chi di noi avendo anche e ancora qualche risparmio in banca temeva che da un giorno all’altro potessero essere prosciugati i bancomat.
Poco dopo – però – si è capito che Passera (sfruttando le sue precedenti esperienze di postino e banchiere) ci avrebbe prosciugato direttamente i conti correnti cambiando il contante in debito (project-bond) mentre la regina-mida Fornero trasformava i pensionati in miserabili, ma il suo collega Riccardi otteneva di poter dispiegare legioni di volontari della comunità di santegidio da affiancare caritas e sanvincenzo per moltiplicare le mense per poveri e straccioni. Mentre tutto questo “andava accadendo” la ministra degli interni dichiarava che tutto poteva essere tranquillamente ricondotto a un problema d’ordine pubblico ma che in cima alle sue preoccupazioni c’era la repressione dei No Tav… Dal che anche chi avesse un domani deciso di ribellarsi al dilagare dei tumori infantili in quel di Taranto si desse una regolata. Già Taranto; l’ultima delle località ri-classificate “aree di interesse strategico nazionale” senza che il garante della costituzione (notaio, re o presidente che sia) abbia battuto, (vibrantemente), un solo ciglio. E arriviamo a oggi e adesso, al rovinoso ritorno in scena dell’amico “personale” di Putin che annuncia di volersi ancora una volta sacrificare per il bene del paese (e degli spettatori di striscialanotizia) e al conseguente annuncio di future dimissioni del Premiermonti: Non so se i Maya si siano sbagliati di qualche ora nella profezia sulla fine del mondo ma mi pare improbabile che abbiano fatto un tutt’uno tra un cataclisma universale e la posa della pietra tombale su una delle tante repubbliche che – da quella romana in poi – si sono succedute su questo piccolo lembo di territorio tra Alpi e Mediterraneo. Certo è che i toni scelti dai nostri media per commentare le dimissioni di Monti e un teorico ritorno a Palazzochigi dell’ospite della nipotina di Mubarak hanno un che di apocalittico. E ancor più certo è che al crollo annunciato della borsa e l’impennata dello spread c’è chi parrebbe aver dichiarato di voler assistere distaccato, posticipando le sue decisioni “di una settimana”. Prima di lui ci fu un altro che ebbe un atteggiamento con qualche analogia: pare che si mise a suonare la lira (non l’euro) mentre Roma bruciava. E pare inoltre che il fuoco l’avesse fatto appiccare lui. Ma non era un re, era un imperatore e di mezzo c’era stata (anche allora) una repubblica. Ma per un simile passaggio manca l’essenziale: manca l’Impero, a meno che quello di riferimento non stia nella strada del muro, ben oltre il Mediterraneo, dall’altra parte dell’Atlantico. Strano approdo per un iper-europeista che – pare – non avesse criticato così aspramente l’intervento dei tank sovietici a Budapest…solo qualche settennato fa.
Borgone Susa, 10 dicembre 2012 – Claudio Giorno

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