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L’AEROPORTO DI NOTRE DAME DE LANDES

novembre 19, 2012

Notre Dame de Landes è un villaggio agricolo della Bretagna a nord della città di Nantes. Piccolo – come lo sono molti paesi della grande Francia, e con le case tutte uguali: difficile individuare a prima vista quelle più recenti dalle vecchie (se sono state ritinteggiate di fresco). Quanto alle dimore dei benestanti si distinguono da quelle dei meno abbienti spesso solo per dei dettagli o per l’estensione del terreno che le circonda.
Il terreno: vasto, pianeggiante, ricchissimo d’acqua (spesso affiorante) e coltivato. Intensivamente coltivato. Ettari a monocoltura, macchine agricole mostruose come da noi se ne vedono solo in quel po’ di pianura padana che ancora non è stato “messo a capannoni”…Agricoltura intensiva – certo – concimi chimici, ma anche agricoltura-bio:  fragole “raccogli da te”, grano saraceno per produrre pane a lievitazione naturale commercializzato solo attraverso i Gruppi di Acquisto Solidali. Myriam che ci ha ospitato nel luglio più piovoso degli ultimi vent’anni fa il pane tre volte la settimana, aiutata da un giovane gagliardo. Levataccia alle quattro per sistemare le pagnotte nei cassetti di grandi madie a lievitare e poi – dopo una corsa a casa per preparare colazione per le due ragazzine che devono andare a scuola – si torna nella grande casa in pietra immersa nel saraceno fiorito dove il moderno forno a legna – un grande tamburo di acciaio inox – ruota per garantire la cottura a temperatura omogenea di tutte le infornate. La “panettiera” ha altri quattro figli, uno è avvocato a Parigi, un’altra – laureata in economia – lavora a Nantes, una ha un piccolo negozio e il quarto (quello che ci ha ceduto la sua camera ricavata nel tipico sottotetto bretone) è ad Avignone: studia agraria nell’unica università di Francia che ha promosso un corso di laurea sulla coltivazione biologica. Un investimento per il futuro. Già ma quale futuro? Il papà si è licenziato qualche anno fa dalla compagnia telefonica presso la quale era impiegato per poter seguire al meglio i filari di fragole, coltivate rigorosamente senza far ricorso a diserbanti e pesticidi, dove i clienti vengono invitati a raccogliere personalmente i frutti per risparmiare almeno questa manualità e poter fare un prezzo competitivo (visto che occorre pagare chi viene chiamato a più riprese a estirpare  le erbacce). Ma se viene impiantato il cantiere per l’AEROPORTO il reticolo di stradine a schiena d’asino, francesi-doc, che uniscono i villaggi con le case rurali e i rari e dimessi esercizi commerciali, lasceranno il posto a spianate d’asfalto, a colate di calcestruzzo per realizzare non solo l’aerostazione e gli hangars, non solo gli autosilo dei parcheggi, ma gli alberghi, i centri commerciali e i fabbricati di servizio a corredo delle piste d’atterraggio. E poi ci vorrà una nuova ferrovia – naturalmente TGV – una nuova stazione – ovviamente internazionale – per smistare orde di viaggiatori alla compulsava ricerca un qualche volo low cost che non può far scalo in uno dei cinque aeroporti dalla ville lumiere perché la le tasse d’imbarco sono più onerose e non consentono quella concorrenza che tornerà a far battere il cuore stanco e malato dell’economia.

Ma perché? Non c’è l’aeroporto a Nantes? Certo che c’è: disteso tra l’ Atlantico e la città (che naturalmente si è poi sparpagliata in direzione della “domanda” e cioè verso il mare, inglobando pian piano le piste di atterraggio e gli spazi commerciali tutto attorno). Ma allora bisogna spostarlo perché il rumore disturba i cittadini?…FALSO! Nelle ore notturne è ovviamente chiuso e tra le tante scuse che si erano inventati qualche anno fa (per giustificarne la necessità) c’è stata anche quella di farci atterrare il più rumoroso degli aeromobili – il supersonico Concorde (pace all’anima sua) delizia e  croce degli esigenti parigini!… ma allora l’attuale sarà insufficiente a coprire la crescente domanda di spostamenti… FALSO! Una perizia che i contadini hanno commissionato a qualificati studi di ingegneria aeronautica (tassandosi per pagare le parcelle!) dimostra che il traffico è in calo se si contano gli aerei (nonostante un modesto aumento di passeggeri e ciò grazie al miglior coefficiente di riempimento dei velivoli)…Ma allora qual è la VERITA’?
La verità è che (anche qui ) l’affare non sta nell’offrire più chance di viaggio ai passeggeri nè alle merci, ma (tanto per cambiare) nello spostare l’aeroporto: aree agricole acquisite “bonariamente” a mille euro l’ettaro (prendere o lasciare perché se si va in contenzioso legale il prezzo diventa quello miserabile dell’esproprio coatto cui andranno anche sottratte le parcelle degli avvocati!) vedranno moltiplicato il proprio valore come neanche il Gesù di Cana avrebbe potuto fare e di questa generosa e repentina sopravvalutazione potranno beneficiare i consorzi di imprese creatisi attorno all’onnipotente e onnipresente Gruppo Vinci e le banche coinvolte nell’operazione…Naturalmente a spese degli inconsapevoli contribuenti (visto che come al solito i debiti saranno pubblici, conditio sine qua non, perché i guadagni possano essere privati). E le aree dismesse – appetibilissime perché adagiate tra la città e il mare e liberate dalla servitù aeroportuale – potranno essere destinate a residenze di lusso (le uniche al riparo dalle bolle speculative).
Un bel giro di denari da maneggiare coi guanti…a spese dei contadini dalle scarpe grosse…
Ma nel luglio piovoso come non mai e per una settimana – in uno dei grandi prati con le procedure di esproprio più in avanzata fase) erano sbocciati tre coloratissimi tendoni da circo. E il comitato d’accoglienza organizzato da una instancabile Genevieve Coiffard vi aveva organizzato il Forum contro i Grandi Progetti Inutili e Imposti: il secondo dopo quello dell’estate scorsa organizzato in Valle di Susa. E ben ottomila persone – nonostante il fango – vi hanno discusso, mangiato, bevuto e lavorato assieme per una settimana tra gli stand improvvisati di quasi tutte le associazioni ambientaliste che pare fatichino incredibilmente a mettere in piedi incontri comuni nella grandi città.
Forse anche per questo quando il primoministro di Hollande, Jean-Marc Ayrault, (per molti anni sindaco proprio di Nantes e come tale impegnato come nessun altro dalle promesse fatte al Gruppo Vinci) ha mandato la gendarmeria ad eseguire le “espulsioni” degli espropriati e ad abbattere le prima case si è trovato a fronteggiare una resistenza che non aveva messo in conto. E una grandiosa manifestazione di oltre 40.000 persone intervenute sabato scorso da tutta la Francia con molti parlamentari della sinistra. Durante la quale – con l’appoggio dei manifestanti – sono iniziate le ricostruzioni delle case abbattute qualche giorno prima dalle ruspe di VINCI sotto protezione mercenaria della polizia!
Borgone Susa, 19 novembre 2012 – Claudio Giorno

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