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PIOVE…

novembre 13, 2012

Oggi la mia “pillola” richiede un po’ di spazio in più perché si tratta in buona parte di un elenco.: Un lungo elenco di “avvertimenti” che il territorio manda a coloro che ne fanno un uso spregiudicato ma soprattutto a chi dovrebbe governarlo utilizzando al meglio il fiume di denaro che i cittadini mettono a disposizione con il pagamento delle tasse. Una massa di “liquidi” che invece viene convogliata in modo criminale ad alimentare le piene rovinose. Una ricchezza impiegata non per prevenire i devastanti effetti del naturale avvicendarsi degli eventi atmosferici (e il loro esasperarsi legato ai cambiamenti climatici provocati dai nostri comportamenti scellerati) ma per moltiplicarne la potenza distruttiva.

Dal finestrino sulla Firenze-mare verso la sera dell’11 novembre 2012

Piove; a novembre capita. L’11, San Martino, cade il capodanno dei contadini: termina una annata agraria e ne inizia una nuova e spesso le temperature già rigide vengono mitigate dalla breve “estate” dedicata al santo che tagliò in due il suo mantello per regalare un po’ di tepore a un povero viandante semi-assiderato.
Anche ieri – dopo i primi freddi intensi e le nevicate (inattese) di fine ottobre la temperatura era risalita. Così la perturbazione atlantica che aveva varcato le Alpi nei giorni scorsi si è scaricata su molte regioni italiane con nubifragi particolarmente intensi e – soprattutto – molto insistenti. Massa e Carrara sono state inondate dai torrenti apuani, Aulla e molte località del ponente ligure sono tornate sott’acqua e centinaia di cittadini hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. Anche a Vicenza si è temuto un nuovo alluvione, ma allagamenti e frane hanno raffigurato ancora una volta la penisola a “macchia di leopardo”. Sembrava che per fortuna sta volta non ci sarebbero state vittime. Poi nella serata di oggi la notizia della perdita di una vita umana nel Grossetano che – nel frattempo – pare essere diventato l’epicentro dell’evento.
Ma se andiamo indietro solo allo scorso anno alla alluvione del 22 novembre 2011 che sconvolse gli abitati di Barcellona Pozzo di Gotto, Merì e Saponara in provincia di Messina le vittime furono tre. E sei a Genova il 4 dello stesso mese e dodici (!) solo qualche giorno prima – il 27 ottobre – tra Lunigiana, Val di Vara e Cinqueterre. E ancora nel 2011 sono una e cinque le vittime delle inondazioni rispettivamente di Val di Taro (Parma) – l’11 giugno – e Porto S. Elpidio (Marche) il 3 marzo. E si torna all’autunno (quello del 2010) per i tre morti delle alluvioni di Vicenza e di mezzo veneto (l’1 e il 2 novembre), e altrettanti in provincia di Prato il 5 ottobre cui va aggiunto una vittima ancora in Liguria il 4 ottobre e una sulla costiera Amalfitana il 9 settembre. Per arrivare ai ben trentasei morti di Giampilieri e degli altri piccoli centri sopra Messina portati via dalle frane del 1 ottobre 2009. Nello stesso anno ma in estate (18 luglio) due vittime in provincia di Belluno per arrivare ai cinque in Sardegna (in provincia di Cagliari) il 22 ottobre 2008 e ai quattro di Villar Pellice – in Piemonte – il 29 maggio del medesimo anno.
Il 30 aprile del 2006 sono quattro i morti ad Ischia mentre nel 2003 – il 23 settembre – erano già state colpite duramente Massa e Carrara con due vittime. E altrettante ne aveva fatte un violentissimo nubifragio di fine estate a Udine (29 agosto 2003). E (ancora a novembre e ancora in Liguria) sono ben sette i morti – il 6 e il 23 – quella volta nel ponente tra Imperia e Savona. E mi fermo in questo triste cammino a ritroso ai tragici giorni tra il 13 e il 16 ottobre del 2000 quando furono ventitre i morti, undici i “dispersi” (persone di cui non vennero mai più ritrovati neanche i corpi) causati dalle piogge incessanti che sommersero mezzo Piemonte causando anche quarantamila sfollati!
Fin qui le perdite inestimabili degli ultimi dodici anni. Mentre stimabilissimi sono i danni (sia pure immensi) e individuabili i responsabili morali dei costi umani e di quelli economici. Al minisetro “per” l’ambiente si sono avvicendati tutti: dal democratico Bordon al verde Pecoraro al post fascista Matteoli alla berlusconiana Prestigiacomo al “tecnico” Clini che (peraltro) è “da sempre” il direttore generale di questo ministero e quindi il vero artefice delle politiche “ambientali” degli ultimi anni.
Alle infrastrutture l’arcobaleno (non quello suggestivo della pace ma quello dai colori sbiaditi della politica italica) è ancor più ampio: dal post banchiere-post socialista, poi comunista Nesi al “liberoprofessionista” Lunardi, dall’ex pm Antoniodipietro (“ammazzadisonesti” ma talent scout dei medesimi purché con vocazione politica) per ritrovare (anche qui) un eclettico Alteromatteoli (ma quante competenze che ha l’ex-sindaco di Orbetello) e chiudere il cerchio con un altro banchiere (anzi due al prezzo di uno): Passera & Ciaccia (by Intesasanpoalo)…
Ma allora non è tanto un problema”di manico” ma più probabilmente di lobbyes. Fin tanto che quella devastante del calcestruzzo continua ad essere impunemente in grado di dispiegare tutta la sua geometrica potenza, quelle (virtuose) costruite con pazienza e fatica (e a spese proprie) da tanti cittadini a difesa del territorio sono destinate a restare ignorate. Forse anche per questo un’onda di piena in grado di sconquassare la palude dei partiti potrebbe rivelarsi un passaggio rischioso ma indispensabile per porre fine a una contabilità ladra e mortale.
Borgone Susa, 12 novembre 2012 – Claudio Giorno

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One Comment
  1. …nel frattempo la situazione si è ancora aggravata e le vittime sono diventate quattro. Bisognerà aggiornare la contabilità del lutto. E anche i costi dei danni pubblici e privati sono destinati (ancora una volta) a crescere in modo esponenziale. Ma tutto ciò serve a La stampa di Torino per sparare in prima pagina un elogio del MOSE che nel 2016 salverà Venezia dall’acqua alta e a pubblicare articoli di vero e proprio tifo giornalistico per le trivelle che da ‘sta notte sono arrivate a Susa per costruire il TAV …Il governatore della Toscana chiede l’esercito a Grosseto mentre i suoi compari di partito lo vorrebbero tutto dislocato in Valle di Susa…
    Il TAV e il MOSE…
    E allora perché non prolungare il PONTE da Messina sino al Brennero come “moderna” alternativa all’ARCA…per preservare la razza mafioso-italica e potersi godere dall’alto lo spettacolo del diluvio universale scatenato non dall’unico Dio della Bibbia ma dagli onnipotenti Dei del calcestruzzo?

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