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L’AVVOCATO DICE NO, GRAZIE

ottobre 22, 2012

L’avvocato è Umberto Ambrosoli, un cognome che a Milano è molto impegnativo da portare. Umberto è figlio di Giorgio, ed è uno stimato penalista.

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Giorgio (lo scrivo per i più giovani) era il liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso nel 1979 su ordine del “banchiere cattolico” della mafia italo-americana Michele Sindona.
La storia di Giorgio Ambrosoli è stata raccontata in migliaia di articoli di giornale, “speciali” televisivi, diversi libri. L’ultimo (credo) scritto dallo stesso figlio che lo ha definito “un atto d’amore per il Padre, un attestato di incondizionata ammirazione per il professionista che obbedisce solo alla Legge, un tributo all’Uomo e al Cittadino, esempio altissimo di virtù civili” e si intitola significativamente “Qualunque cosa succeda”. Ma Il più conosciuto credo che resti quello scritto da Corrado Stajano (anche e molto per l’incisività del titolo):
“Un eroe borghese”. Così si chiama infatti anche il film di Michele Placido che ne ha amplificato la popolarità.
Due flash ancora sulla storia prima di tornare all’attualità e al rifiuto di Umberto:
Giorgio Ambrosoli viene nominato commissario liquidatore delle banche dell’allora potentissimo Michele Sindona; Comincia il suo coscienzioso lavoro di indagine a New York ed in Italia, ma cominciano contestualmente anche le prime minacce e intimidazioni. Ciononostante, con l’aiuto di un maresciallo della Guardia di Finanza – Silvio Novembre – Ambrosoli proseguirà il suo lavoro con coraggio, rigore e determinazione, nonostante la consapevolezza – comunicata a sua moglie – che queste investigazioni gli costeranno la vita. Infatti (poco dopo la scoperta del coinvolgimento nelle gravi irregolarità anche di personaggi del calibro dell’altro “banchiere cattolico” destinato a morire impiccato sotto un ponte di Londra – Roberto Calvi – e con lui dell’ambiguo monsignore Paul Marcinkus) Sindona assolda il “picciotto William Aricò che l’11 luglio 1979 esegue la “sentenza” a colpi di pistola aspettando Giorgio Ambrosoli sotto casa. Costo dell’”operazione”: 25.000 dollari in contanti ed un bonifico di altri 90.000 dollari (naturalmente su un conto bancario svizzero). La famiglia di Ambrosoli si ritroverà qualche giorno dopo per i funerali circondata dall’affetto degli amici la stima di pochi cittadini coraggiosi e con il maresciallo Novembre riuniti attorno al feretro. Ma – lo apprendiamo dalla prefazione di Carlo Azelio Ciampi al libro di Umberto – “nessuna autorità pubblica presenziò ai funerali, a eccezione della sola Banca d’Italia”.

Ecco. Solo adesso credo si possa tornare ad oggi: dopo aver rinfrescato la memoria a coloro che semplici cittadini o ministri della Repubblica più o meno tecnici  “scoprono” che “regionopoli è peggio di tangentopoli”…Gli stessi che approfittano del punto di non ritorno toccato dal degrado della politica nel nostro paese per cancellare un pezzo di Costituzione e per farla riscrivere non da una rinnovata schiera di padri costituenti ma da un plotone di banchieri.

A Umberto Ambrosoli era stato chiesto di darsi disponibile per una candidatura di centrosinistra alla presidenza della regione Lombardia, l’ultima (in attesa dei prossimi eventi) travolta dagli scandali e in particolare dall’accusa di nomina degli assessori direttamente dalla ‘ndrangheta. Chi meglio di lui?
“Servire la collettività, vivere la responsabilità politica è la più nobile delle ambizioni;ringrazio quanti mi ritengono all’altezza. Tuttavia, la tempistica oggi disponibile impedisce di realizzare l’unico progetto nel quale riesco a immaginare una mia candidatura”
Un po’ come dire che l’importante non è solo chi dirige l’orchestra ma essere tutti d’accordo sullo spartito da suonare.

Io non so se ci ripenserà: i tempi (imposti dal Celesteformigoni) mi sembrano stretti.
Ma soprattutto non vedo non solo tra i rottami fumanti di quel che resta della destra italiana, ma neanche nella sinistra dei Penati a Sesto e dei furbetti del Montepaschi nel cuore rosso d’Italia,  un embrione capace di dar vita alla indispensabile rifondazione non tanto dei partiti, ma della politica di questo sciagurato paese. Non vedo neanche l’ombra – insomma – di un progetto come quello che – immagino – l’avvocato Umberto Ambrosoli – con la tensione morale ereditata dal dna di suo papà – voglia porre alla base di un vero impegno di servizio alla collettività e sul quale non ritengo possa e voglia fare frettolosi sconti.

Borgone Susa, 22 ottobre 2012 – Claudio Giorno

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