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TROMBONI DI PACE

ottobre 18, 2012

La notizia che segue – contrariamente alle “pillole precedenti” – si riferisce a un fatto che ha avuto una eco assai vasta.

L’assegnazione del premio Nobel per la Pace alla Unione Europea.

L’eco è stata vasta anche perché propagata dal suono emesso da un numero impressionante di primi tromboni…(E di una orchestra di soli ottoni). E il crescendo wagneriano ha preso le mosse dalle prime indiscrezioni fatte filtrare ad arte – come avviene solo nelle grandi occasioni – che davano per certa e unanime la scelta della giuria norvegese di attribuire all’Unione di Bruxelels il prestigioso riconoscimento.

Prestigioso?  Ma siamo certi che dopo alcune scelte assai discutibili che hanno caratterizzato negli anni l’assegnazione del forse più ambito tra i premi attribuiti dalla fondazione dell’inventore della dinamite la sua autorevolezza sia rimasta intatta? Stefano Corradino (giornalista, direttore di Articolo 21, e autore di programmi televisivi principalmente per Raitre) sul suo blog (sulle pagine de “il fatto quotidiano”) si chiede tra l’altro se “è  un atteggiamento da Nobel aver permesso il proliferare dei Centri di Identificazione ed Espulsione degli immigrati spesso più simili a dei lager che a strutture di accoglienza e permanenza temporanea?” E’ una domanda legittima come lo è quella più generale che si pone subito dopo sulla opportunità che “un Nobel per la pace vada a istituzioni o capi di Stato (che la pace e il rispetto dei diritti umani dovrebbero perseguirli per “default”) o se non sarebbe più giusto assegnarlo ad una donna o ad un uomo che ha speso la propria vita per la pace e i diritti umani, con passione civile, spirito disinteressato e lontano dai riflettori?Magari uno come Gino Strada…?”

Domanda che però riconduce alla prima che più banalmente mi ponevo io circa il permanere – intatto o no – dell’antico fascino e prestigio, e che può anche essere riformulata e ampliata chiedendosi che cosa sia il Nobel, quali i suoi meccanismi, e – se ci sono – le finalità che chi fa parte delle sue giurie specialistiche si propone. E a proposito dell’ultima domanda ancora  Corradino scrive che spesso – in queste occasioni – vien da pensare che i giurati abbiano perseguito più un incoraggiamento per il futuro che un premio per risultati effettivamente conseguiti. E cita una frase del coordinatore della “tavola per la pace” Flavio Lotti “L’Europa da Nobel è quella che ancora non c’è”.

Solo in tal caso si potrebbe chiudere un occhio su una scelta che prevede anche un cospicuo premio in denaro . Perché il conferimento a istituzioni (anche se soffrono una crisi devastante come quella UE) non può certo consentire di destinarlo al bilancio (pur se drammaticamente in rosso); mentre una donna o un uomo con le caratteristiche sopra ricordate può avere anche un aiuto concreto per proseguire nella sua missione (oltre a giovarsi di un “ombrello” perché si tratta spesso di persone cui il potere politico impone varie forme e gradi di persecuzione).

Ma se anche si volesse  difendere la tesi del “premio alle intenzioni” – un investimento sul futuro dell’Unione – mai come in questo caso sarebbe importante porsi la domanda finale:  ma ci sarà questo futuro? La settimana scorsa me lo sono chiesto a proposito del rischio di cancellazione del più ampio programma di formazione dei nuovi cittadini del vecchio continente (il programma Erasmus sulla cui sorte non sembrano esserci novità significative). Oggi (anche alla luce del Nobel) mi e Vi chiedo: ma non avrà ragione Luciano Canfora che nel suo provocatorio libro “E’ l’Europa che ce lo chiede…FALSO!” – citando testualmente i padri fondatori e Altiero Spinelli in particolare – mette in guardia dagli errori che proprio un eccesso di speranza porta a volte a fare? Che Spinelli – nelle sue memorie – identifica fondamentalmente nei tre che provo qui a riassumere con parole mie:  Immaginare  che subito dopo la fine della guerra e con essa del nazifascismo ci sarebbe stato l’avvio immediato dell’integrazione europea, Non rendersi conto che con la fine del conflitto sarebbe anche finita la centralità dell’Europa nel mondo (mai come oggi evidente anche al più convinto euro-entusiasta). Infine non essersi resi conto che l’Europa Unita avrebbe potuto nascere solo come Stato dichiaratamente unitario e quindi attraverso l’azione di un partito democratico ma “rivoluzionario” capace di intaccare gli equilibri sociali costituiti (che sono quelli che hanno portato alle due guerre che – ancora Canfora, autorevolissimo storico – considera un solo lunghissimo conflitto con un breve intervallo tra il 1918-19 e il 1939-40

Borgone Susa,  15 ottobre 2012 – Claudio Giorno

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One Comment
  1. ciornei71 permalink

    Questa premiazione mi ricorda i metodi educativi di mia madre: quando, da ragazza, facevo cruciverba fingendo di studiare e la mia mamma se ne accorgeva, non venivo mai rimproverata o sgridata, ma premiata con un’enorme porzione di gelato (il mio dessert preferito), posata in silenzio sulla mia scrivania, “per non disturbare la studiosa”. Mentre mandavo giù bocconi di golosissimo gelato bagnato in abbondanza da lacrime di vergogna, mi sentivo un’indegna e miserabile figlia e giuravo su tutti i santi di non tradire mai più la fiducia dei miei genitori… Forse l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace all’U.E. non rappresenta il riconoscimento di qualche merito ma semplicemente una provocazione, un modo per scuotere le coscienze attutite dall’individualismo e il consumismo eccessivo che caratterizzano i nostri tempi. Forse è solo un modo per costringerci a riflettere e chiederci cosa possiamo fare per meritare, veramente, un premio per la PACE..

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